Contributi culturali 2010

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L’ARTICOLO IL di Aldo Sangalli

Col naso in su, ancora una volta guardo i sacchi appesi come i burattini di Mangiafuoco. Il capannone è lo stesso dell’anno scorso, di due anni fa, di tre, di quattro, ma diverso, ogni volta diverso. E’ freddo e anche umido e c’è un odore indefinibile di muffa, fumo, fiume e… toscano, il mio. Sono in una sorta di archivio storico, un deposito di conoscenza e lavoro e fantasie dove la più bella delle creazioni, il più delicato degli acquarelli, stanno a fianco allo scatolone dei guanti di cuoio o dei nastri adesivi senza offendersi, senza salire sul gradino alto, mantenendo tutti la loro identità peculiare. Mi piace tanto. E’ questo il magazzino del creato, del fatto e dell’accantonato, una cantina di esperienze. Di là, di là dalla porta dove ci sono le stufe a legna c’è invece il creare, l’inventare, il nuovo. Nel laboratorio c’è il presente indicativo delle esistenze di ognuno che magicamente si fonde nella prima persona plurale. Ci sono le vite nuove che saltellano tra pennelli e merende con quei camici lunghi che sembrano farli allievi di un pittore, -non si rendono conto, invece, che i veri pittori sono loro, la loro età e il loro tempo di libertà qui dentro – ci sono gli uomini e le donne del mondo, con i loro limiti e i loro sogni che imparano dai bambini e colorano i muri grigi con loro. Ma non è tutto qui. Qui, nel magazzino dove sono, dove c’è la legna da spaccare vicino a una balena lunga dieci metri, mi chiedo cosa mi spinge ad essere qui. Sono con Alessandro e ce lo chiediamo tutti e due. Mi fa sorridere stare di fianco a lui per l’imbarazzante differenza delle nostre stature, ma ci facciamo la stessa domanda: perché, cosa ci attira qui. Ale, di primo acchito, attribuisce ad un senso di comunità che al capannone rinverdisce e cresce e integra l’esile percezione di collettività che un poco langue nelle nostre vite. Credo che sia uno dei validi motivi per i quali prendiamo freddo ogni sabato. Non ho la stessa lucidità, io. Mi fermo a prendere atto che ho voglia di stare qui, come facente parte di uno spirito, come presenza utile ma non indispensabile. C’è qualcosa, qui dentro che tocca le mie corde e le fa vibrare intensamente, qualcosa di primitivo. Forse non lo voglio nemmeno sapere cos’è, mi basta sentirlo. Guardando Alessandro, che sembriamo l’articolo IL, penso che qui si annullano le differenze ed è la parte buona che, se accettata, diventa magica. Ognuno è uguale con le proprie dissonanze, ognuno ha un vissuto diverso che qui dentro entra solo per dare un valore aggiunto al progetto e allora, quando questo accade, Alessandro ed io siamo alti uguale.

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