Contributi culturali 2010
PANE E PANE di Aldo Sangalli
C'è pane e pane e la differenza non è banale. Il fornaio non è il panificatore. Penso che tutte le cose prodotte dall'uomo abbiano un cuore, quello di chi le ha create, che racchiudano dentro come uno scrigno la felicità, le bestemmie, i dolori e le speranze. Un atto ha il colore del suo attore.
Questo pensiero mi coglie quasi impreparato mentre guardo il mio bel numero 11 del banco del pane. In file tutti col “proprio” bigliettino ad aspettare che un automa-commesso infili nel sacchetto delle forme simili al pane.. 9!...10!...11!... Ma vaff....!!! Tutto il rispetto per chi lavora, questo è ben chiaro. Tutto qua dentro, però, non ha il sapore di uomo, ma di macchina. Come dire? Di fianco alla biancheria intima ci sono i latticini, i jeans son adiacenti ai fagioli in scatola. Odori, sapori, colori non hanno una loro collocazione. Com'è possibile? Dov'è l'anima? Cosa regna qua dentro? Il denaro per il denaro. Ecco, questo regna. Mi giro e me ne vado, butto il mio“biglietto 56” nel primo cestino. Ho la nausea.
Andrò dal Mario, un fornaio che conosco.
“Ueh, ciao! Come va?”
“Non c'è male, grazie. Mi dai un po' di pane?”
“Quale vuoi? No, questo no, questo cavolo di vento me lo secca troppo , ti do quest'altro”.
Mi sento a casa.
La differenza sta proprio qui. Mario mi vende un pane che ha un valore aggiunto insuperabile. Ciò che ha nel suo negozio non arriva da duemila chilometri lontano congelato e precotto ma lui ha mescolato acqua, farina,la sua capacità e parte del suo sentimento, dei suoi sogni. Vale di più. Se in bottega Mario vende 100 chili di pane, sicuramente non ne produrrà 200! Ne butterà il meno possibile. É anche ecologico. L'abbondanza fasulla che ci viene propinata la pagheremo a caro prezzo.
Mario fa un pane semplice.
Consumare di meno e in modo differente è l'imperativo per sopravvivere, ma così facendo il denaro non la farebbe più da padrone, le grandi banche ne soffrirebbero, le grandi industrie che pagano stipendi da 200 euro nell'est per vendere poi il prodotto allo stesso prezzo in occidente(e cassaintegrare invece qui) dovrebbero ridimensionarsi o al limite ridistribuire il maggior utile, le finanziarie(leggi banche), proprietarie di assicurazioni e gruppi alimentari non avrebbero più l'incasso di denaro fresco tutti i giorni che i grandi ipermercati garantiscono e come faranno mai, povere, a far rendere i miei 2 euro di pane per una percentuale iperbolica con gli investimenti e i prestiti rateizzati ai poveri cristi che inconsapevolmente ingrasseranno i propri aguzzini facendo la spesa? ...ma questo è un altro discorso.
C'è una sorta di dignità nel pane, qualcosa che lo rende, oltre che alimento, simbolo. Di quale dignità possiamo parlare però, se l'equazione pane = lavoro deraglia? Se il pane diventa oggetto di questua, questa società diventa solamente e biecamente sfruttatrice di risorse, ha fallito.
Non ci sono dubbi per me: c'è pane e pane.
W Mario!!!