Contributi culturali 2010

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PANE E ACQUA… MITI E STORIE di Alberto Bordogna

Quest’anno la Befana, la vecchia pazza che abita sulle rive del fiume Lambro, è convinta – povera pazza! – che c’è un mito che si può mangiare: il mito del pane. Si sa che i miti e le storie si raccontano, ma come si possano mangiare è difficile da capire. Eppure la Befana, la vecchia saggia, conosce riti e formule magiche per cambiare le cose. E quest’anno ha deciso di trasformare la sostanza del pane in un mito, in una storia. A dire il vero la Befana, non trasforma le cose, ma le riporta alla loro natura iniziale. Così fa tornare il pane farina, la farina grano, il grano spiga, la spiga germoglio, il germoglio grano e poi di nuovo il grano spiga, la spiga germoglio, il germoglio grano… così fino al tempo dell’inizio. In quel tempo il Re dei Morti rapì la Figlia del Padre degli Dei e della Madre Terra, la condusse nel suo regno sotterraneo e lì la sposò. La Madre, pazza dal dolore, rese la terra sterile e convinse il Padre a riportare sua Figlia nel mondo dei vivi. Ma il Re dei Morti permise ciò solo dopo che la sua Sposa gli ebbe promesso di rimanere sei mesi all'anno insieme a lui, nel regno dei morti. Come il seme rimane sottoterra per sei mesi, muore, marcisce e rinasce per diventare germoglio, spiga, grano, farina, pane. Nella notte della Befana, la vecchia strega evocherà tutte le storie ed i miti che si impastano con l’acqua e la farina. E il pane che tirerà fuori dal suo forno non sarà il nostro pane quotidiano, ma il pane delle nostre feste: di quelle grandi occasioni in cui gli uomini si trovano insieme per nutrirsi di storie che parlano di vita, morte e vita dopo la morte.

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