Contributi culturali 2010

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PANE E ACQUA… COSÌ SEMPLICE di Iride Enza Funari

L’adulto vive con una coscienza alterata e ciò non gli permette di riavvolgersi facilmente nei pensieri senza fissa dimora che un tempo gli permettevano di crogiolarsi. Ma quando è avvenuta la metamorfosi, in quale istante l’uomo dimentica di essere stato fanciullo? Mentre leggevo la presentazione della Befana di questo nuovo anno ed emergeva il quadro nitido d’una fanciullezza semplice e spensierata per un istante sono balzata indietro nel tempo, nel mio tempo passato ed ho sentito l’odore del pane che veniva fatto da mio padre in cucina, ho rivisto il forno che cuoceva, ho ripensato a quella che è stata la mia fanciullezza calata nella natura, nel ricambio delle stagioni, nelle tavole che non offrivano sempre tutto ad ogni costo … e poi sono tornata al presente, ho pensato a come è il vivere d’un bambino nella nostra comunità, in questo tempo e ho rimandato il pensiero ad un passaggio di un libro di Giovanni Sartori, a come la realtà oggi vissuta dalle nuove generazioni sia costantemente e in maniera profusamente alterata dalla presenza di due termini che dominano la realtà: globalizzazione e media. Nel libro Homo videns Sartori preannuncia un infante che mi ha fatto riflettere per la sua lucida descrizione, egli dice parlando della televisione che è: “abbastanza evidente che il mondo nel quale viviamo già poggia sulle gracili spalle del «video-bambino»: un nuovissimo esemplare di essere umano allevato dal tele-vedere – davanti a un televisore – ancor prima di saper leggere e scrivere”. Egli si preoccupa di analizzare il primato dell’immagine, e cioè di un prevalere del visibile sull’intelligibile che porta a un vedere senza capire. Certo se il mezzo televisivo fosse nelle mani di uomini che hanno ancora in mente ciò che è stato il loro passato e avessero nel cuore qualche seme della loro fanciullezza da piantare e far germogliare potremmo starcene tranquilli davanti a questo tipo di affermazioni, ma come ben sappiamo la classe dominante poggia su una base di mercato avido e insensibile alle ragioni dell’educazione e della formazione delle nuove generazioni e sinceramente guardandomi intorno quasi tutte le forme sociali atte a educare dalla famiglia alla scuola, dalla religione alla politica, vedo che annaspano in un disequilibrio che difficilmente riesce a fare breccia nei giovani. Allora torno indietro e mi chiedo quando finisce il disincanto? Quando i bambini vedendo un cartone animato iniziano a desiderare di averlo tra le loro mani perché ogni immagine diventa “grazie” alla magia del mercato fruibile nell’immediato, ogni personaggio, ogni oggetto rappresentato sullo schermo si anima e diventa oggetto acquistabile. Allora mi chiedo dove è la semplicità, chi veramente riesce ad educare il proprio figlio senza scadere nel compromesso della realtà che si impone forzatamente? La Befana di quest’anno parla di essenziale e noi viviamo nell’epoca del futile, del tutto subito, di oggetti che appena ottenuti perdono di significato. Proprio per questo trovo oltremodo coraggioso l’intervento della Befana, l’audacia di metterci di fronte la realtà grave del presente, farci toccare con mano la debolezza del nostro dire davanti a quello che è il nostro reale agire. La difficoltà d’imporci, di saper andare contro corrente, di dire un no in memoria di quella semplicità che sappiamo più sana e più giusta. Nell’era della globalizzazione dove lo sviluppo cognitivo galoppa, gli individui si sentono spesso storditi dalla complessità del mondo attuale, il virtuosismo del localismo credo sia il nodo cruciale d’un possibile cambiamento. Ridare dignità e spazio all’espressività e alla fantasia, senza dover soggiacere alle regole soffocanti del mercato, recuperare il bisogno di certezze, di regole, di coesione sociale, di benessere inteso come fattore di promozione delle persone che sono la risorsa e la ricchezza decisiva di un modo di fare comunità aperto e radicato nella storia e nei luoghi ma anche capace di confrontarsi col mondo, questo fa dell’evento della Befana sul Lambro un elemento di differenziazione e di contaminazione fantastica. Sapere e conoscenza assumono un ruolo decisivo al fine di permettere al singolo individuo e a tutta una comunità di orientarsi all’interno della complessità del mondo contemporaneo, di interpretare criticamente la realtà, di individuare soluzioni creative di fronte a situazioni problematiche, come appunto il nostro oggi.

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