Contributi culturali 2010

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ACQUA NOSTRA di Aldo Sangalli

E' caldo oggi. La tangenziale è un grasso nastro nero e umido, un bubbone di auto e camion prossimo all'esplosione e la percorro quasi esalando l'ultimo respiro a cavallo di un ronzante motore diesel sfiatato. La mia uscita è Trezzano sul Naviglio – Vecchia Vigevanese. Tre chilometri e sono nella campagna, quella bassa campagna milanese di campi, navigli e fossi, rogge ed erba e granturco.
Arrivo alla mia destinazione: dieci case, un'abbazia e una parrocchia grande così. La cosa più importante però, fossi, tanti fossi di irrigazione che scorrono nei campi dietro la chiesa ed interrotti ogni tanto da quelle piccole chiuse che permettono la fuoriuscita dell'acqua. La mossa è più breve del pensiero: mi siedo sul granito ghiandone di una chiusa proprio sotto un cespuglio di sambuco tolgo scarpe e calze e lascio che i piedi roventi cadano nell'acqua freschissima e corrente.
Una frustata percorre la schiena e per qualche minuto resto immobile ascoltando solamente il gorgoglio dell'acqua sulle caviglie
Le mani sulla pietra sentono un solletico strano e guardando scorgo una lenta lunga fila di formiche che sale dal mignolo e la attraversa tutta scendendo dalla base del pollice. Frinire di cicale per sottofondo. Sono le tre e mezza del pomeriggio. Tremula l'orizzonte delle campagne.
Strana sensazione e in tutto il corpo si diffonde benessere. Frinire e ancora frinire e ancora e ancora e ....ipnotico frinire...
Basta chiudere gli occhi e non sono più corpo o comunque non più solo greve corpo. Piedi, acqua, verde, rintocchi di campana, ore quattro, cielo tra le foglie...Tutto si confonde e si contamina e l'immaginazione cuce e inanella ciò che i sensi sentono.
Il pensiero più forte in questo momento è quello di essere in comunione col mondo. Davvero! Sto toccando l'acqua di tutto il mondo con i piedi! Un semplice gesto che vale più di tante parole. Così semplice e così complicato da capire. Si, perché le cose semplici sono così universali che fatichiamo a capirle. I miei piedi toccano ora quelli di un bambino nel Gange, di un pescatore del Nilo o quelli di un soldato morto e riverso nell'acqua e ancora quelli di un suicida caduto da un qualsiasi ponte, Sono nelle lacrime e nell'urina del mondo. E così passo attraverso le pale di cento mulini e nelle fogne della più putrida delle città, nella sorgente e nel ghiaccio, nei mari. Mi fiondo attraverso la storia e il tempo fino al centro della terra e rinasco nuvola e crisalide e ricado.
Ritraggo i piedi dal fosso come la mano da una bolla di sapone, freschi e puliti, quasi candidi ed ho capito. L'acqua è nostra, di tutti noi perché noi siamo l'acqua.

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