LA BEFANA SULLA NAVE DEI FOLLI

La nave dei folli scende lungo i fiumi e attraversa le città. Separata e mai stanziale, costantemente in transito, passa e inquieta il grasso paese che riposa felice dei suoi beni e adagiato sulle sue certezze. Come un margine che si apre al suo interno, come una ferita che può di nuovo slabbrarsi, nonostante ogni volontà di suturare, normalizzare e di ridurre all’ordine e alla disciplina. Sempre al limite, questa prova incombente, insieme dolorosa e felice, testimonia che non c’è confine definitivo tra normale e anormale, tra familiare ed estraneo, patrio e straniero, dentro e fuori, perché la nave dei folli, ospite intempestivo e inatteso, può sopraggiungere in qualsiasi momento dal fiume. Come l’irruzione della follia che fa tremare e cadere il velo: ciò che era relegato fuori, sulla nave, trascinato dalla corrente è improvvisamente già qui, al cuore della città.
Accolta in un fremito di pura gioia e di puro terrore, innanzitutto da quanti condividono la stessa condizione che prima o poi verrà irreggimentata e ricondotta a ragione: il folle, il selvatico, il bambino, uniti da una misteriosa comunione, il cui segreto non potrà mai più essere compreso dall’uomo bianco e adulto che pretende di esserne uscito.
Come non rassegnarsi al dominio dei signori della paura che comandano: “tremate e obbedite”? Come riconoscere la venuta di questo fragile barcone carico dei destini di un’umanità folle che pretende di varcare la frontiera e attraversare il mare, a rischio del naufragio?
Come salutare la piccola scialuppa della Befana che porta, lungo il fiume, l’estraneo al centro del paese?                      Per la C.C.A Mario Vergani