PATRIMONI SOMMERSI: TEMA DELLA TEATRALIZZAZIONE 2006

 Il patrimonio più grande che questo “mito-rito” rimette in gioco ogni anno è certamente quello rappresentato dai bambini , che la preparano e per i quali, innanzitutto, l’evento è voluto e creato. Ma è legittimo definire l’infanzia un patrimonio solo se siamo disposti a rovesciare il significato di quest’ultimo termine, come se il patrimonio non ci interpellasse dal passato, ma ci chiamasse a sé dal futuro, come un “patrimonio futuro”.
“Condizione legale del pater”, il patrimonio richiama il vincolo e il legame, la legge del padre. E’ anche quanto si eredita e viene trasmesso, la tradizione. Eppure, come gli uomini hanno sempre saputo, ogni dono custodisce già in sé una minaccia (Timeo Danaos et dona ferentes), così come ogni vincolo può rivelarsi un laccio e una trappola. Detto in altri termini, il nome del padre, la sua legge e il suo patrimonio può essere il fardello proveniente dal passato – subito e di ostacolo al cammino -, o diversamente l’eredità selettiva, scelta spesso a prezzo di dolorose e laceranti decisioni, come insegna la sapienza antica custodita nelle parole, secondo la quale tradere significa al tempo stesso tramandare e tradire. Il patrimonio può essere capitalizzato in una rendita o rimesso in gioco. L’eredità può tornare sempre uguale a se stessa nella sua unicità e inchiodare al passato, oppure esplodere in mille schegge, in altrettante direzioni, e aprirsi al futuro.
In definitiva è il coraggio a rivelarci che il patrimonio e la legge del padre, in realtà, sono già da sempre molteplici, sempre più d’uno, un intreccio o un meticciato, e che ogni volontà di imporre una genealogia monolineare, di definire un’identità o un’appartenenza forte da difendere è un inganno.
Consegnata nelle mani dell’altro, la memoria si rivela infine una promessa, a venire, rischiosa e imprevedibile.
Come un altro noi stessi, e inappropriabile. Come un figlio.

Per la C.C.A Mario Vergani